martedì 28 giugno 2011

cortesia

Ieri sera a cena a casa nostra con amica E. e il suo promesso sposo L.
Momento del gelato.
Amica E. : "Davide mi daresti un po' del tuo gelato?"
Davide : "gno."
Amica E. : "Daiii, per favore...."
Davide : "gno gno."
Amica E. : "perchè???"
Davide : "..."
dopo un attimo Davide alza gli occhi dalla sua tazza mi guarda, indica con il suo ditino cicciotto la ciotola vuota di amica E. e fa "mamma! accà!" (= "mamma per cortesia dai un altro po' di gelato a questa signorina così vediamo se la smette di importunarmi e posso continuare a gustarmi il mio gelato in santa pace")
che cavaliere...

domenica 12 giugno 2011

Il dado è tratto!

E' stata un'evoluzione improvvisa. O compresa solo ora. O ancora un azzardo esagerato, incoscienza allo stato puro! Forse un abbaglio, ma si dice che indietro non si torna...
Dunque oggi è ufficialmente iniziato lo spannolinamento dei teppisti. 
Diego è da un pezzo che manifesta intolleranza al pannolino, che si accentua quando fa molto caldo. Il vasino lo avevamo comprato qualche tempo fa, così, per familiarizzarci un po', e prima di capirne il reale utilizzo è stato mezzo di trasporto, scaletta, copricapo, parcheggio macchinine, lettino pupazzetti. Qualche volta è stato usato in modo appropriato, ma ho sempre pensato più per un caso fortunato che per effettiva consapevolezza. 
Però, vista l'insofferenza di Diego al pannolino, più acuta in questi giorni, visto che il post di Laura alla fin fine mi ha incoraggiato (perchè diciamocelo, ma chi ci crede che sia una passeggiata come la raccontano i libri o le mamme dei bimbi del Mulino Bianco?!?!) ho pensato bene di provarci, che poi a settembre già c'è l'inserimento al nido, io sarò al lavoro tutto il giorno e ci sarà meno tempo e in effetti non vorrei rimandare all'estate prossima, alle soglie della materna e con il trasloco da fare.
Quindi sabato ci ha visti tutti e 4 in missione acquisto mutandine. Poi ci siamo procurati qualche libricino in biblioteca per intrattenerci nel momento "del bisogno".
Il bollettino di guerra del primo giorno è stato il seguente: con Diego direi che è andata più che bene. Sul vasino ci viene volentieri, cerco di portarcelo ogni 45 minuti, tutte le volte che ci si siede fa pipì (anche solo un goccio) e si è bagnato solo una volta oggi perchè ho lasciato passare troppo tempo. Ha fatto anche la cacca (credo per puro caso) e dopo il riposino il pannolino era asciutto. 
Con Davide è diverso. Il fatto è che io non credo che Davide sia pronto. Il suo pannolino è sempre stracolmo di pipì, quando lo metto sul vasino non fa quasi mai nulla (sempre per puro caso credo ci abbia fatto 2 volte la cacca oggi), ci vuole andare solo quando vede suo fratello e si è bagnato 4 volte.
Secondo voi dovrei lasciare perdere con Davide e aspettare? Solo che quando ci va Diego vuole andarci anche lui..che faccio, gli tengo il pannolino e glielo tolgo quando vuole andare sul vasino? continuo a portarci anche Davide ogni 45 minuti? ma mica sempre ci vuole venire...
aspetto anche con Diego visto che comunque non è che mi dice lui che deve fare pipì, ma ce lo porto io a intervalli regolari...?
Se avete consigli e suggerimenti (tipo come si fa quando si è fuori di casa che non si può metterli sul vasino ogni mezz'ora?e in macchina?e se scappa la cacca -che non lo dicono-?) per affrontare questa nuova avventura sono ben accetti!!

domenica 5 giugno 2011

Favole

Venerdì sera ero sola con i teppisti perchè marito è uscito a suonare con la band. I bimbi erano stati in casa tutto il giorno per il temporale che ha lasciato il parco bagnato, così la giornata è stata più impegnativa del previsto. Loro erano particolarmente "energici" e l'ora di andare a dormire ancora troppo lontana, così abbiamo inaugurato l'era delle favole della buonanotte. So che fa bene leggere ai bambini, ma i miei hanno una capacità di concentrazione che rasenta lo zero, soprattutto quando sono insieme. Leggere con uno per volta è un conto, ma catturare l'attenzione di tutti è due, senza che si molestino o distraggano a vicenda non è stato fino ad ora possibile.
Venerdì invece è stato quasi un successo! I teppisti nei loro lettini, ovviamente in piedi, lanciando ciucci e pupazzetti a ripetizione, ma per un attimo ho quasi avuto l'impressione che mi stessero ascoltando...forse. Da allora abbiamo letto una storia tutte le sere anche se il copione si ripete con lancio inappropriato di oggetti e salti e acrobazie nel lettino. Che dite, meglio che lascio perdere visto che forse non è ancora il momento?
O continuo a leggere anche se mi ascoltano per 3 secondi netti? nel caso avete da consigliarmi qualche libro adatto a loro? per ora ci affidiamo alle storie della buonanotte di Winnie the Pooh..

giovedì 26 maggio 2011

Faccio outing: sono una mamma chioccia

Il bello di leggere le altre mamme blogger è anche questo. A volte i post di altre mamme fanno riaffiorare emozioni e riflessioni e allora un commento non basta ad esprimerle tutte, diventerebbe troppo personale e divagando si finirebbe per dilungarsi troppo. Questa volta è questo post di Diana che mi fa tornare a scrivere.
Quando una mamma deve tagliare il cordone ombelicale con i propri figli? quando e quanto lasciarli alle cure di altre persone?
Premetto che la mia visione razionale sull'argomento è in netto contrasto con quello che poi mi è esploso nel cuore non appena ho sentito i battiti dei cuoricini dei teppisti nella mia pancia. 
Come forse ho già accennato, io, per cause di forza maggiore, sono cresciuta per la maggior parte con i miei bisnonni, che ho amato alla follia e che comunque nulla hanno tolto all'amore che nutro per i miei genitori, quindi da figlia ho vissuto un taglio decisivo del cordone ombelicale e posso dire che non ha portato traumi (o io ne sono tuttora inconsapevole). Per questo motivo, avendo già provato l'esperienza, ho sempre sostenuto che sì, anche io avrei lasciato spesso i miei eventuali figli ai nonni o ad altrui amorevoli cure in caso di necessità o anche per riposare/distrarmi. 
Ecco, appunto. Ho detto "eventuali figli". E qui mi tocca fare outing, perchè non so fino a che punto il mio vissuto abbia influenzato il mio modo di vivere la maternità. I miei teppisti sono stati a lungo desiderati, sono frutto di un percorso lento, doloroso ed estenuante, sono arrivati dopo lacrime e delusioni e punture nella pancia, dopo anni di esami e controesami, sono un sogno che si è fatto realtà quando ormai facevo fatica a continuare a crederci e a sperare. Per questo quando nell'ambulatorio della PMA mi hanno detto "signora, lei è incintissima! sono 2!" è stata gioia allo stato puro, al limite della follia. Per questo forse faccio ancor più fatica a separarmi da loro anche per poche ore. Non sento il diritto di sentirmi stanca, affranta, di lamentarmi (a parte qui sul blog, ma è la mia valvola di sfogo). Loro sono le mie meraviglie, sono stati talmente sudati che non voglio perdermi un attimo dei loro sguardi, dei loro sorrisi. Sono gelosa dei loro baci e dei loro abbracci, voglio esserci quando fanno nuove scoperte per vedere quelle espressioni buffe sui loro visini. Poi magari sclero, la sera arrivo uno straccio e per trovare il tempo di lavarmi i capelli devo incastrare ogni cosa al millimetro, ma senza di loro non ci so stare. 
Eppure tanti anche con noi hanno insistito "ma perchè non li lasciate! Qualche giorno, a dormire....così vi riposate!!". Questo fin da quando erano piccolissimi. Fin da quando ancora li allattavo. Perchè sì, fino ai 3 mesi e mezzo usavo anche il tiralatte, dopo il latte non l'ho avuto più e gli ho dato l'artificiale. Perchè l'unico modo di aiutarci pareva tenere i bambini, mentre in realtà per una mamma l'aiuto migliore è l'incoraggiamento ad accudire lei stessa i propri figli, la garanzia di un po' di intimità nel momento di allattare, una mano con tutto il resto. Ho ceduto poche volte a questo tam tam (che continua ancora oggi anche se per carità non è da mettere in dubbio la preziosa disponibilità dei nonni & C., per fortuna). Una volta è stato circa 20 giorni dopo il parto quando marito per farmi distrarre (era dalla 28esima settimana che vivevo tra letto, divano e ospedale per minaccia di parto prematuro) mi ha portato al cinema un pomeriggio a sorpresa. Risultato: ho pianto a guardare "L'era glaciale", controllavo compulsivamente il cellulare per vedere se mia mamma (che teneva i bimbi) chiamava, e sono arrivata a casa con la maglietta fradicia di latte. La seconda volta ho ceduto a mia mamma che per concedermi una notte di sonno (effettivamente erano 2 mesi che non riuscivo a dormire più di 2 ore di fila) mi ha tenuto i bimbi a dormire a casa sua. Risultato: non ho chiuso occhio e alle 6 di mattina mi sono alzata per andarmeli a riprendere. Insomma quando li ho lasciati per "riposare" come tutti intorno suggerivano è stata più una violenza che altro, non lo rifarei, anche perchè l'ho fatto soprattutto per far tacere le continue insistenze e insinuazioni di esagerazione o rifiuto di aiuto (ma è così difficile da capire che ci sono mille altri modi di aiutare una mamma?). Ovvio che desidero che i miei teppisti stiano bene anche quando io non ci sono ed è naturale che la loro rete di rapporti sociali si allargherà sempre di più (a settembre poi andranno al nido), e a volte mi capita di doverli lasciare per necessità, una visita medica, una spesa al supermercato con calma, ecc. ma non è giusto forzare i tempi o insistere sui modi, nè di una mamma, nè di un bambino. Non è giusto etichettare negativamente una mamma che ce la mette tutta e fa del suo meglio, giorno dopo giorno, per crescere i suoi figli e che con loro ci sta con piacere. Se così deve essere vado orgogliosa del mio essere Mamma Chioccia.

mercoledì 27 aprile 2011

Il mattino ha l'oro in bocca

Sono le 9.30. Ho già un figlio con un occhio nero e gonfio (spigolo cassetto), un netbook senza net, una gatta in carenza di coccole che ha vomitato gli ultimi 3pasti, una montagna di panni da stirare e un'altra da lavare e sono a quota 4 cambi di pannolini.. Proviamo ad uscire, và!

lunedì 25 aprile 2011

4 giorni

Sono stati 4 giorni da ricordare. Per la semplicità e la spensieratezza.
4 mattine di teppisti nel lettone, di colazioni con calma.
4 giornate all'aria aperta, di bimbi che corrono sul prato, che calciano una palla e giocano su uno scivolo piccolo piccolo regalato dai nonni per Pasqua. Risate cristalline che riempiono le orecchie e il cuore.
Raccogliere insieme l'uovo appena fatto dalla gallina e portarlo ancora caldo alla nonna per fare una frittata per la cena.
Coreografie scatenate e originali scoperte grazie ad un inaspettato amore per la musica reggae, in particolare Bob Marley.
Una mattina al parco a rincorrere i piccioni e un pomeriggio in piazza a rincorrere gli aerei che volano bassi.
Infinite scorpacciate di fragole.
Passeggiare in bicicletta in campagna guardando fiori, caprette, asinelli, cani e gatti.
Giocare a nascondino dentro una tenda rossa troppo piccola per i grandi, prima di fare la nanna..
Questo è quello che ho trovato dentro il mio uovo di Pasqua.

martedì 5 aprile 2011

prove tecniche di comunicazione

Ci siamo. E' esplosa la primavera, la natura rifiorisce, il sole scalda e arrossa le guanciotte, 4 piedini scalzi e cicci camminano per casa e all'improvviso ecco anche le prime parole. Più che altro timidi (ma no, non troppo, che i teppisti non parlano, urlano e ripetono in loop) tentativi di comunicare. Abbandonare il dialetto giapponese che parlano correntemente è difficile, ma sono fiduciosa :-) ecco qualche estratto:

"Bau" = cane e ogni altro animale non identificato(e fin qui...)
"Mao" = gatto (ci sta)
"Ja" = sì (chi gli ha insegnato il tedesco?)
"gno" = no
" 'ngo" = ancora
"tutù" = macchina (insegnato dai nonni....ma perchè poi??)
"Au" = aereo
"Bu" = buio / fantasma
"ciu ciu" = treno (ma la pronuncia non sempre lo distingue da "tutù")
"pai" ma anche "papàii" = pappa, pane, generi alimentari vari
"pa" = palla / parco
"mamà" = mamma
"papà" ma anche "babà" = papà
"gnogna" = nonna / nonno
"gnagna" = lettino, ciuccio, pupazzino per dormire
"bdulù" = Balù, Matìs (le nostre gatte)
"dgiu" = giù

al ricco vocabolario si aggiungono i versi di tanti animali più o meno propriamente interpretati e il "rroarr" del leone la fa da padrone e supplisce ad eventuali lacune.