E' passato quasi un anno (un anno?!?!?!?) dall'ultima volta che ho scritto e sono cambiate tante tantissime cose. Una matassa che proprio non so da dove cominciare a sbrogliare.
I gemelli stanno crescendo a vista d'occhio, io e Marito ci fermiamo ogni tanto a guardarli nei rari momenti in cui stanno fermi e ci ripetiamo che caspita non sono più due bebè, sono bambini veri! Non solo si sono allungati tantissimo, che abbiamo dovuto in tutta fretta sostituire i lettini con le sbarre con letti "da grandi", non solo hanno abbandonato seggioloni e biberon, ed anche il ciuccio è stato regalato ai bimbi piccoli in cambio di due bellissime biciclette con le ruotine, ma non hanno più neppure quella panciottina tonda tipica dei poppanti. Fanno giochi "da grandi", come il Memory, ma anche la lotta, inventano storie con i peluches, preparano la pappa e mettono a nanna i "bimbi" (bambolotti), esprimono le loro preferenze sui cartoni animati e sui personaggi veri o di fantasia che popolano il loro mondo.
Non so, non ricordo a che età ci si incomincia ad "innamorare" ma io mi sciolgo quando sento Diego che dice "Mamma a scuola c'è una bimba che si chiama Alice...a me piace molto...mi prende sempre la manina" o Davide che dice che il suo personaggio preferito in Scooby Doo è Daphne, che è molto bella. Mi commuovo quando li sento usare il congiuntivo nei loro discorsi seri.
Vanno alla scuola materna, una scuola che li e ci coinvolge molto e siamo felici di aver fatto la scelta giusta. Non che la mattina spingano per andare a scuola, anzi, ma quando sono là io so che sono sereni,a differenza di quando andavano al nido, nonostante tutti i cambiamenti che li hanno investiti nell'ultimo anno.
Abbiamo cambiato scuola, casa, paese e di nuovo casa, perchè il primo trasloco lo abbiamo fatto in affitto, appoggiati da amici aspettando che fosse pronta la casa in costruzione....dovevamo fermarci pochi mesi in una sistemazione di fortuna, ma alla fine ci siamo dovuti rimanere fino a metà gennaio quando finalmente abbiamo fatto il trasloco definitivo. La casa è ancora un cantiere e purtroppo lo rimarrà ancora per molto, abbiamo ancora scatoloni sparsi per la provincia, da genitori, nonni, ecc...che quando ci chiediamo dove potrebbe essere finita una cosa non andiamo più in là del punto interrogativo che si stampa sui nostri volti, ma noi cerchiamo di goderci lo stesso il nostro nuovo mondo, tutto da arredare e con un piiiiiccolo giardino da far fiorire.
A maggio abbiamo anche fatto un colpo di testa e abbiamo acquistato un vecchio camper scassatissimo a metà con i nonni, con cui siamo andati in vacanza quest'estate. Abbiamo girato la Sardegna, ed è stato davvero bellissimo, una vacanza in completa libertà, a piedi nudi, senza meta, senza orari, senza impegni.
In tutto questo, per non farci mancare nulla, abbiamo anche ricominciato la ricerca di un fratellino per i gemelli...desiderato quanto Diego e Davide e sudato tanto e forse più di loro perchè purtroppo a questo giro tutti i nostri sforzi non sono andati a buon fine. Io so di essere già fortunatissima ad avere loro, ma è dura lo stesso accettare che non ci sarà nessun fratellino per i miei bambini. Perchè purtroppo è così, io ho già 34 anni e per un'altra gravidanza dovrei sottopormi ad un nuovo ciclo di fecondazione (in questo anno abbiamo tentato con i 5 ovociti congelati rimasti dal primo tentativo grazie al quale i nostri bimbi sono oggi con noi) e ecco...non so se sono pronta a rifare tutto da capo, che non è che sia una passeggiata. Il guaio è che ci sono ancora dentro con tutte le scarpe, non riesco a non pensarci, e a chiedermi se ritenatare o no. Sono combattuta tra l'accontentarci della gioia che abbiamo e che già ci riempie le giornate e l'idea che un altro bimbo lo desideriamo, e tanto e un domani rimpiangeremmo di non averci riprovato.
Ecco, finito questo post senza capo nè coda cerchò di riappropriami di un po' del mio tempo, almeno in pausa pranzo al lavoro (perchè a casa ancora non c'è connessione) per tornare a scrivere un po' qui.
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venerdì 15 febbraio 2013
lunedì 23 gennaio 2012
La mamma-strega
Sono giorni lenti e sospesi, in cui ogni suono della giornata rimbomba nelle orecchie e la sera si ha voglia solo di silenzio, assoluto e immobile. Sono giorni, dieci ormai, per la precisione, in cui siamo rinchiusi tra le mura di casa, sotto il fuoco incrociato dell'influenza che ci ha colpiti tutti e 4, uno dopo l'altro, senza sconti. Si vive con il fazzolettino di carta in ogni dove, perchè la moccoa è sempre in agguato, la misurazione a campione della temperatura che per qualcuno ha toccato anche i 40,2 gradi, col termometro digitale e non (che il digitale a me non piace mica tanto). La tachipirina ce l'abbiamo per tutti i gusti, in compresse, in supposte, in gocce e in sciroppo, venghino, siori, venghino! E chissà se è stato il virus o qualche effetto collaterale dell'antibiotico, ma la sottoscritta si è trasformata in mamma-strega. La mamma-strega non tollera più dispetti e capricci senza fine del suo bambino, non accetta crisi isteriche da duenne incompreso e ferito nell'orgoglio della fase io-mio-no, amplifica i continui pianti e strilli e lamentele, e a tutto ciò reagisce urlando a sua volta più forte, perde la pazienza e la ragione va in fumo. La mamma-strega si aggira per una casa sottosopra con il bimbo malato di turno in braccio, a volte anche due, lo tiene in braccio per mangiare, lo accompagna in bagno in braccio, lo tiene nel suo letto durante la notte dopo che si è alzata venti volte venti (che le streghe, si sa, di notte non dormono), e i capelli dritti in testa perchè, ebbene sì, per lavarsi i capelli con un bambino in braccio non bastano neppure le magie. E su magie e trucchi la mamma-strega ne sa una più del diavolo! Quel che non si inventa durante il giorno per passare il tempo! Disegna e progetta con i colori, modella e crea con il didò, legge e recita con i libri, canta e balla con la musica...ma questi poteri da strega maldestra non bastano mai a salvare le giornate. La sera, la mamma-strega viene inghiottita dall'oscurità, dal senso di fallimento e frustrazione di non riuscire a gestire i suoi bambini con la giusta leggerezza e serenità d'animo, dal solito, immancabile, senso di colpa e inadeguatezza per la troppa severità e intransigenza, perché deve mandare i bimbi all'asilo tutto il giorno e vede che loro non ci vanno volentieri, e per questo hanno perso la serenità e anche quando sono a casa malati non riesce ad accudirli con amorevole pazienza.
lunedì 3 ottobre 2011
Inseriti
Ebbene sì, ce l'abbiamo fatta. Il tanto chiacchierato inserimento per i miei teppisti è giunto al termine. Devo dire che dopo lo scivolone iniziale è andata bene. Hanno avuto le loro normali "crisi", ma ce l'hanno messa tutta per integrarsi presto e nel migliore dei modi.
I tempi alla fine li hanno decisi loro. Oggi dovevo andarli a prendere alle 13.30, dopo il pranzo, prima di dormire. Alle 13.10 squilla il telefono. E' la dada del nido che piuttosto stupita mi informa che i miei gemelli quando hanno visto gli altri bimbi andare a nanna si sono accodati ed impossessatisi di un lettino a testa si sono messi a dormire. Io sono rimasta senza parole, meravigliata e contenta. E' bello sapere che sono tranquilli e a loro agio nel nuovo ambiente, con le nuove abitudini, con nuove persone a prendersi cura di loro, e ancora più confortante sentire che le dade dicono sempre che si vede che sono bravi, e bimbi sereni. Alle 15.45 sono andata a riprenderli ed erano tutti seduti a tavola a fare merenda, composti e in silenzio e Diego stava mangiando di gusto la crostata (lui che dei dolci non ha mai voluto sapere). Sono usciti dall'asilo carichissimi di energia. Hanno fatto di corsa il tragitto fino a casa e stasera alle 20 sono crollati a letto.
Voi, bimbi miei, avete finito l'inserimento, e prendendo in prestito un titolo di Terzani è il caso di dire che "la fine è il mio inizio"... eh già, con oggi si chiude un capitolo durato ben 2 anni e mezzo. Un lungo percorso che mi ha permesso di godermi il tempo con voi da quando vi sentivo crescere nella pancia fino ad ora che correte, saltate, parlate e decidete. Finisce la fatica e l'infinita soddisfazione di giornate lunghissime e piene, in casa, noi tre insieme, a piangere, ridere, conoscerci, imparare, coccolarci. Finite le poppate, le prime pappe, finiti quasi anche i pannolini, finito il gattonare, i sonaglini, i mille risvegli notturni. Finiti anche i momenti tutti solo per noi, quei momenti nel lettone, per svegliarsi piano, la mattina e il pomeriggio, i ritmi che ogni tanto potevano anche essere lenti, da osservare, assaporare e respirare fino in fondo.
Inizia un capitolo nuovo. Le giornate saranno fuori casa dal mattino alla sera, per tutti e 4. La mia testa dovrà tornare a concentrarsi anche su altro da voi. E per voi inizia ad aprirsi un mondo nuovo, fatto di altra gente, altri luoghi.Iniziano le amicizie, e i giochi con altri bimbi, inizierete a capire che non siete solo in 2, ma sempre in 2... Con domani iniziano le corse per far presto la mattina e la voglia matta di tornare a prendervi la sera.
Sono curiosa di tornare ad uscire da questo mondo ovattato di mammità in cui ci siamo incontrati, ma già lo so...già lo sento che mi mancherete tanto...troppo...
I tempi alla fine li hanno decisi loro. Oggi dovevo andarli a prendere alle 13.30, dopo il pranzo, prima di dormire. Alle 13.10 squilla il telefono. E' la dada del nido che piuttosto stupita mi informa che i miei gemelli quando hanno visto gli altri bimbi andare a nanna si sono accodati ed impossessatisi di un lettino a testa si sono messi a dormire. Io sono rimasta senza parole, meravigliata e contenta. E' bello sapere che sono tranquilli e a loro agio nel nuovo ambiente, con le nuove abitudini, con nuove persone a prendersi cura di loro, e ancora più confortante sentire che le dade dicono sempre che si vede che sono bravi, e bimbi sereni. Alle 15.45 sono andata a riprenderli ed erano tutti seduti a tavola a fare merenda, composti e in silenzio e Diego stava mangiando di gusto la crostata (lui che dei dolci non ha mai voluto sapere). Sono usciti dall'asilo carichissimi di energia. Hanno fatto di corsa il tragitto fino a casa e stasera alle 20 sono crollati a letto.
Voi, bimbi miei, avete finito l'inserimento, e prendendo in prestito un titolo di Terzani è il caso di dire che "la fine è il mio inizio"... eh già, con oggi si chiude un capitolo durato ben 2 anni e mezzo. Un lungo percorso che mi ha permesso di godermi il tempo con voi da quando vi sentivo crescere nella pancia fino ad ora che correte, saltate, parlate e decidete. Finisce la fatica e l'infinita soddisfazione di giornate lunghissime e piene, in casa, noi tre insieme, a piangere, ridere, conoscerci, imparare, coccolarci. Finite le poppate, le prime pappe, finiti quasi anche i pannolini, finito il gattonare, i sonaglini, i mille risvegli notturni. Finiti anche i momenti tutti solo per noi, quei momenti nel lettone, per svegliarsi piano, la mattina e il pomeriggio, i ritmi che ogni tanto potevano anche essere lenti, da osservare, assaporare e respirare fino in fondo.
Inizia un capitolo nuovo. Le giornate saranno fuori casa dal mattino alla sera, per tutti e 4. La mia testa dovrà tornare a concentrarsi anche su altro da voi. E per voi inizia ad aprirsi un mondo nuovo, fatto di altra gente, altri luoghi.Iniziano le amicizie, e i giochi con altri bimbi, inizierete a capire che non siete solo in 2, ma sempre in 2... Con domani iniziano le corse per far presto la mattina e la voglia matta di tornare a prendervi la sera.
Sono curiosa di tornare ad uscire da questo mondo ovattato di mammità in cui ci siamo incontrati, ma già lo so...già lo sento che mi mancherete tanto...troppo...
giovedì 26 maggio 2011
Faccio outing: sono una mamma chioccia
Il bello di leggere le altre mamme blogger è anche questo. A volte i post di altre mamme fanno riaffiorare emozioni e riflessioni e allora un commento non basta ad esprimerle tutte, diventerebbe troppo personale e divagando si finirebbe per dilungarsi troppo. Questa volta è questo post di Diana che mi fa tornare a scrivere.
Quando una mamma deve tagliare il cordone ombelicale con i propri figli? quando e quanto lasciarli alle cure di altre persone?
Premetto che la mia visione razionale sull'argomento è in netto contrasto con quello che poi mi è esploso nel cuore non appena ho sentito i battiti dei cuoricini dei teppisti nella mia pancia.
Come forse ho già accennato, io, per cause di forza maggiore, sono cresciuta per la maggior parte con i miei bisnonni, che ho amato alla follia e che comunque nulla hanno tolto all'amore che nutro per i miei genitori, quindi da figlia ho vissuto un taglio decisivo del cordone ombelicale e posso dire che non ha portato traumi (o io ne sono tuttora inconsapevole). Per questo motivo, avendo già provato l'esperienza, ho sempre sostenuto che sì, anche io avrei lasciato spesso i miei eventuali figli ai nonni o ad altrui amorevoli cure in caso di necessità o anche per riposare/distrarmi.
Ecco, appunto. Ho detto "eventuali figli". E qui mi tocca fare outing, perchè non so fino a che punto il mio vissuto abbia influenzato il mio modo di vivere la maternità. I miei teppisti sono stati a lungo desiderati, sono frutto di un percorso lento, doloroso ed estenuante, sono arrivati dopo lacrime e delusioni e punture nella pancia, dopo anni di esami e controesami, sono un sogno che si è fatto realtà quando ormai facevo fatica a continuare a crederci e a sperare. Per questo quando nell'ambulatorio della PMA mi hanno detto "signora, lei è incintissima! sono 2!" è stata gioia allo stato puro, al limite della follia. Per questo forse faccio ancor più fatica a separarmi da loro anche per poche ore. Non sento il diritto di sentirmi stanca, affranta, di lamentarmi (a parte qui sul blog, ma è la mia valvola di sfogo). Loro sono le mie meraviglie, sono stati talmente sudati che non voglio perdermi un attimo dei loro sguardi, dei loro sorrisi. Sono gelosa dei loro baci e dei loro abbracci, voglio esserci quando fanno nuove scoperte per vedere quelle espressioni buffe sui loro visini. Poi magari sclero, la sera arrivo uno straccio e per trovare il tempo di lavarmi i capelli devo incastrare ogni cosa al millimetro, ma senza di loro non ci so stare.
Eppure tanti anche con noi hanno insistito "ma perchè non li lasciate! Qualche giorno, a dormire....così vi riposate!!". Questo fin da quando erano piccolissimi. Fin da quando ancora li allattavo. Perchè sì, fino ai 3 mesi e mezzo usavo anche il tiralatte, dopo il latte non l'ho avuto più e gli ho dato l'artificiale. Perchè l'unico modo di aiutarci pareva tenere i bambini, mentre in realtà per una mamma l'aiuto migliore è l'incoraggiamento ad accudire lei stessa i propri figli, la garanzia di un po' di intimità nel momento di allattare, una mano con tutto il resto. Ho ceduto poche volte a questo tam tam (che continua ancora oggi anche se per carità non è da mettere in dubbio la preziosa disponibilità dei nonni & C., per fortuna). Una volta è stato circa 20 giorni dopo il parto quando marito per farmi distrarre (era dalla 28esima settimana che vivevo tra letto, divano e ospedale per minaccia di parto prematuro) mi ha portato al cinema un pomeriggio a sorpresa. Risultato: ho pianto a guardare "L'era glaciale", controllavo compulsivamente il cellulare per vedere se mia mamma (che teneva i bimbi) chiamava, e sono arrivata a casa con la maglietta fradicia di latte. La seconda volta ho ceduto a mia mamma che per concedermi una notte di sonno (effettivamente erano 2 mesi che non riuscivo a dormire più di 2 ore di fila) mi ha tenuto i bimbi a dormire a casa sua. Risultato: non ho chiuso occhio e alle 6 di mattina mi sono alzata per andarmeli a riprendere. Insomma quando li ho lasciati per "riposare" come tutti intorno suggerivano è stata più una violenza che altro, non lo rifarei, anche perchè l'ho fatto soprattutto per far tacere le continue insistenze e insinuazioni di esagerazione o rifiuto di aiuto (ma è così difficile da capire che ci sono mille altri modi di aiutare una mamma?). Ovvio che desidero che i miei teppisti stiano bene anche quando io non ci sono ed è naturale che la loro rete di rapporti sociali si allargherà sempre di più (a settembre poi andranno al nido), e a volte mi capita di doverli lasciare per necessità, una visita medica, una spesa al supermercato con calma, ecc. ma non è giusto forzare i tempi o insistere sui modi, nè di una mamma, nè di un bambino. Non è giusto etichettare negativamente una mamma che ce la mette tutta e fa del suo meglio, giorno dopo giorno, per crescere i suoi figli e che con loro ci sta con piacere. Se così deve essere vado orgogliosa del mio essere Mamma Chioccia.
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